Il turismo sostenibile secondo Mara Manente Un’opportunità di evoluzione per le destinazioni

Il turismo sostenibile secondo Mara Manente Un’opportunità di evoluzione per le destinazioni

L’importanza del settore turistico cresce progressivamente nel panorama dell’economia globale, si rende quindi sempre più urgente e necessario preservare il patrimonio ambientale, sociale, economico e culturale nel quale il turismo trova la sua stessa ragione d’essere. Questa necessità ha già portato alcune destinazioni italiane a intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile, tra queste c’è Bibione, località turistica che ha inaugurato proprio in questi giorni il progetto Bibione Smoke Free Beach.

Grazie a questo progetto Bibione, a partire dall’estate 2019, sarà la prima spiaggia italiana completamente smoke-free, una scelta nata con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’offerta e garantire la tutela della salute dei visitatori e la preservazione del patrimonio ambientale della località, da qui siamo partiti per affrontare in maniera più ampia e approfondita il tema dello sviluppo sostenibile insieme a Mara Manente, direttore del CISET (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turisitica).

Uno degli argomenti più caldi legati alla sostenibilità in questo momento nel nostro territorio è sicuramente il progetto Bibione Smoke Free Beach. È chiaro che alcune destinazioni mature stanno cercando di prendere questa direzione. È possibile, in base alla sua esperienza, pensare ad un turismo sostenibile in questo tipo di destinazioni?

Per sostenibilità si intende un’attenzione a tre componenti principali: ambientale, sociale ed economica. A questi tre pilastri si aggiunge poi una sostenibilità culturale che inizia ad essere evidenziata in diversi studi e ricerche e che ha a che vedere con il mantenimento delle caratteristiche di una specifica destinazione, un’attenzione alla non standardizzazione e al rispetto delle caratteristiche culturali di quel luogo.

La risposta è sì, non ‘si può’, ma bensì ‘si deve’ andare verso una sostenibilità in queste destinazioni, a maggior ragione perché, essendo in una fase matura, possono cogliere l’opportunità di ‘ringiovanirsi’ ed essere più competitive lavorando sul tema della sostenibilità.

Si deve tenere conto del fatto che oggi la domanda è più evoluta, maggiormente attenta agli aspetti ambientali o di rispetto della destinazione stessa e ricerca di conseguenza servizi più evoluti. La sostenibilità diventa perciò, per una località turistica, uno strumento obbligato per mantenere le condizioni di competitività.

Come dice lei, si è assistito in questi anni ad un’evoluzione da parte della domanda, tuttavia, per ogni provvedimento indirizzato alla creazione di un’offerta sostenibile, il quale può essere molto apprezzato da turisti ‘più evoluti’, ci saranno sempre dei target che vedranno questo cambiamento come qualcosa di limitante, come si può arginare o risolvere questo problema?

Questa problematica ha diverse sfaccettature: in primo luogo, se una destinazione vuole crescere ed essere competitiva prendendo la strada della sostenibilità potrebbe riequilibrare il proprio portafoglio clienti e rivolgersi a turisti più attenti a questo genere di offerta.

Normalmente sappiamo che questi clienti hanno anche una migliore capacità di spesa e sono consumatori che, spendono in maniera più trasversale, potrebbero di conseguenza compensare l’eventuale perdita che può interessare il turismo di livello più basso.

In secondo luogo, si può agire a livello informativo anche su queste fasce di visitatori ‘meno esigenti’, presentando loro i provvedimenti sostenibili non come dei vincoli, bensì come delle opportunità per godere al meglio la propria vacanza

Se una località balneare prende delle decisioni per poter garantire ai propri visitatori una spiaggia pulita, il turista evoluto sarà il primo a valutarla positivamente, ma anche chi è meno interessato per motivi di prezzo o altro può cogliere comunque l’importanza di questo aspetto se esso viene opportunamente comunicato.

Si tratta quindi di trasmettere l’importanza di certi cambiamenti e investimenti della destinazione che non sono volti a mettere dei vincoli ma indirizzati a migliorare l’esperienza del visitatore.

Ovviamente l’accettazione e l’apprezzamento per l’assunzione di una responsabilità economica, sociale e ambientale da parte delle destinazioni turistiche, specialmente quelle in cui il fenomeno dell’overtourism si fa molto pressante, dovrà passare per un percorso di sensibilizzazione e informazione indirizzato verso i turisti che sono i primi fruitori dei servizi e dei prodotti turistici presenti nelle destinazioni stesse, quali sono i canali e i metodi attraverso i quali le destinazioni potranno far comprendere ai turisti che i benefici di un’offerta sostenibile si estendono dal benessere della destinazione al loro stesso benessere?

È importante rendere partecipe il cliente del fatto che si sta lavorando per salvaguardare un determinato luogo, un’attrazione o una destinazione. E ormai questi temi non sono più relegati ad una nicchia ristretta, stanno diventando noti ad una fascia più larga di popolazione.

Per questo si deve continuare a lavorare sulla comunicazione, così da evitare un fenomeno di spiazzamento dei segmenti più interessanti che non troverebbero più soddisfazione a frequentare una destinazione che non rispetta alcune logiche per loro comuni e che loro stessi, in quanto consumatori, sono abituati ad adottare.

Una buona strategia di comunicazione può dunque arginare il rischio di fenomeni di allontanamento di alcuni segmenti e la sostituzione con segmenti di livello più basso che hanno minori pretese.

Bisogna infatti tenere in considerazione il fatto che questa alternativa fa scattare un meccanismo negativo per cui il sistema imprenditoriale sarà meno motivato ad investire sulla la qualità dei servizi e il loop sarà di conseguenza negativo.

È normale che queste iniziative possano generare all’inizio delle reazioni negative, tuttavia con l’andare del tempo le persone ne colgono i benefici e non tornano più indietro, basta pensare a quando anni fa è stato introdotto il divieto di fumare nei locali pubblici, adesso credo che nessuno vorrebbe più tornare indietro, perché tutti apprezziamo questa salvaguardia.

Le modalità di comunicazione, per poter essere efficaci, non dovranno promuovere il divieto di fare qualcosa, dovranno piuttosto mettere in risalto il beneficio di trascorrere le proprie vacanze in una spiaggia sana respirando aria pulita.

È quindi necessario, come prima cosa, veicolare un messaggio positivo e non il divieto. Come secondo passo bisogna valutare le tempistiche di informazione: la campagna di comunicazione in positivo deve partire nella fase antecedente alla ricerca di informazione, quella che viene chiamata ‘d’ispirazione’, in modo da agganciare le fasce più sensibili al tema e trasmettere un messaggio positivo teso a consapevolizzare gli altri target.

Agire nella fase di ispirazione significa quindi rendere il turista partecipe del cambiamento in corso attraverso canali digitali e social media in un percorso di comunicazione molto graduale, in modo che non si trovi impreparato di fronte alla notizia ufficiale di un provvedimento teso ad uno sviluppo sostenibile.

Esattamente, si tratta di dare gradualmente un messaggio positivo. Ovviamente come in ogni cosa ci sarà una fase di creazione dell’abitudine ma, progressivamente, realizzando i benefici che ne derivano, il turista stesso non vorrà più tornare indietro.

Per la creazione di un’offerta sostenibile in una destinazione turistica, cosa ci deve essere a livello di pianificazione pluriennale, e nell’aspetto della vision?

Ci deve essere la consapevolezza dell’importanza di salvaguardare non solo l’ambiente ma anche gli aspetti sociali della destinazione, l’obiettivo deve essere quello di rispettare e innalzare la qualità della vita dei residenti, che vuol dire migliorare il contesto generale.

Inoltre, il concetto di sostenibilità, dovrà andare di pari passo con il concetto di responsabilità. È chiaro che ogni operatore dovrà assumersi la sua parte di responsabilità con il proprio lavoro. È necessaria quindi una motivazione forte al raggiungimento di questi obiettivi già nella fase di pianificazione.

Si tratta quindi di assumere un approccio integrato

Assolutamente sì, e anche la comunità ospitante deve avere un ruolo fondamentale come appunto il turista. Non si tratta di una visione condivisa esclusivamente dagli operatori del settore ma volta ad abbracciare tutti gli attori, cittadinanza e visitatori inclusi.

Spesso, la nostra agenzia, Time2marketing, si trova a supportare le destinazioni seguite a individuare nuove nicchie di mercato e queste offerte devono poter risultare attrattive per il maggior numero di persone possibili. Su quale piano può agire una destinazione per riuscire a distinguersi e per far sì che questo genere di offerte non appaiano tutte uguali?

Io credo che ci siano due livelli nel percorso di sviluppo sostenibile di una destinazione. Del primo livello il visitatore non dovrebbe nemmeno accorgersene. Banalmente, il fatto di offrire al turista una spiaggia pulita non è elemento di competitività, ma una condizione base dell’offerta.

Quindi c’è una base di sostenibilità comune che tutte le destinazioni devono creare e mantenere. Dopodiché, su altri aspetti, ogni località turistica ha l’opportunità di differenziarsi, per esempio nella costruzione dei pacchetti esperienziali.

Attraverso questi prodotti è possibile valorizzare gli altri pillars della sostenibilità, come la conoscenza dei fattori più tipici della destinazione che, oltretutto, vengono in tal modo salvaguardati. I valori culturali non si trovano uguali in ogni destinazione, e sono questi che, attraverso il concetto di sostenibilità, possono diventare elementi di differenziazione.

Quindi, dal mio punto di vista, deve esserci una base comune che permetta l’innalzamento del livello di qualità a tutti. Su altri livelli di sostenibilità si può invece lavorare su proposte che evidenzino elementi specifici.

In questo senso la pratica turistica può dare un contributo alla sostenibilità, altrimenti molte peculiarità proprie delle destinazioni rischierebbero di scomparire, si pensi per esempio ad alcune attività artigianali e tradizionali che grazie al turismo possono tornare ad essere rivalutate. Su questo piano una destinazione può quindi distinguersi da altre e ragionare su un percorso di sostenibilità che non è solo ambientale.

È evidente che gli aspetti della comunicazione efficace di un’offerta sostenibile, della sensibilizzazione e del raggiungimento di un livello di responsabilità e consapevolezza collettive su questo tema faranno la differenza sia per tutte le destinazioni turistiche che come Bibione hanno deciso e decideranno di intraprendere questo percorso, che per i visitatori che vedranno in questi cambiamenti un valore aggiunto per la propria esperienza di vacanza e per la propria salute.

Sara Mirtillo
Market Research Analyst

Analisi della Reputazione Online. Strumenti, metodi e vantaggi per una destinazione turistica.

Tra le destinazioni turistiche italiane grandi e piccole persiste un continuo ‘sgomitare’ per cercare di far emergere la propria identità e potersi guadagnare, anno dopo anno, una grossa fetta di mercato.

A questa continua competitività si affianca un turista sempre più esigente e sempre meno riconducibile ad una categoria standardizzata ed è ovvio che, se il ventaglio delle diverse tipologie di turista si allarga sempre di più, anche le destinazioni sentiranno l’urgenza di doversi differenziare. Ma qual è una delle chiavi di svolta che può davvero fare la differenza per una destinazione?

Il successo di un progetto come il Patentino dell’Ospitalità proposto nella destinazione balneare di Cavallino, quest’anno alla sua 4° edizione, ci suggerisce che la formazione, se volta ad abbracciare tutti gli attori presenti sul territorio, siano essi appartenenti o meno al settore turistico, può essere la soluzione vincente per rendere una destinazione competitiva ma soprattutto consapevole delle proprie potenzialità e pronta a ‘rimanere sul pezzo’.

Ma in cosa consiste il Patentino dell’Ospitalità?

Esso comprende un insieme di corsi di formazione gratuiti intervallati da diversi seminari il cui obiettivo è quello di approfondire tematiche legate al turismo, la storia, l’ambiente, la cultura, le professioni, e molto altro.

I percorsi didattici, che contano tra i corsi lezioni di lingua, di comunicazione, grafica ecc., acquisiscono anno dopo anno sempre maggior valore grazie a diverse collaborazioni con gli esperti del settore turistico, tra questi anche Nicola Grassetto, Founder & C.E.O. di Time2marketing, il quale è intervenuto nel corso del seminario tenutosi l’8 febbraio 2019 con l’obiettivo di affrontare il tema dell’Online Reputation Management, ovvero, la gestione di ciò che i turisti dicono sulla destinazione turistica.

Nel corso della presentazione si è affrontato l’aspetto dei fattori psicologici che regolano il meccanismo delle recensioni online e si è sottolineata l’importanza di dare ascolto attivo ai giudizi dei turisti che visitano e vivono il territorio, evitando i rischi dell’autoinganno e dell’attaccamento ad un’idea statica del prodotto, i quali impediscono di vedere opportunità di miglioramento e di creare una strategia di comunicazione vincente per la destinazione.

Le soluzioni pratiche hanno poi dato forma alle nozioni e ai concetti esposti, si è parlato di come sia possibile mitigare le conseguenze degli atteggiamenti di chiusura da parte degli operatori turistici, si sono inoltre affrontati diversi casi di recensioni dando le chiavi di lettura necessarie a formulare la risposta più adeguata a seconda della situazione.

L’obiettivo è stato certamente quello di spingere tutti gli attori coinvolti a non etichettare velocemente i contenuti generati dagli utenti, ma piuttosto a cercare di percepire quali siano le intenzioni che sottendono la recensione per scorgere buona fede o insidie e maturare la capacità di dare la risposta migliore per non far scadere il rapporto con il turista e l’immagine stessa della destinazione.

Qualsiasi recensione pubblica non va quindi affrontata come una questione personale, chi gestisce una destinazione turistica deve sempre tenere conto del fatto che sia la critica che la risposta che viene data verranno lette da altri utenti, con ogni probabilità, potenziali turisti.

Il passaparola resta infatti un fattore importante di condizionamento della scelta di vacanza e diventa un elemento cruciale che influenza l’immagine di una destinazione. L’importanza delle conversazioni digitali è legata alla loro accessibilità semplice e immediata, le recensioni online sono quindi i canali primari attraverso i quali i potenziali visitatori cercano di conoscere le opinioni di chi ha già frequentato la località.

Riuscire a monitorare i contenuti che i turisti snocciolano progressivamente sul web, terreno decisamente scivoloso e difficile da controllare, rappresenta sicuramente una sfida per tutti gli attori coinvolti nella destinazione, ma quali sono i principali vantaggi che una località turistica può ricavare dall’analisi della reputazione online?

  • Ricavare informazioni utili per la gestione della Customer Relationship.
  • Individuare i futuri bisogni dei turisti, i loro gusti e tendenze.
  • Trasformare le opinioni virtuali dei turisti, in opportunità concrete di miglioramento: tenendo conto delle preferenze o delle insoddisfazioni individuate sarà più semplice intuire quali siano i prodotti e i servizi che possono essere migliorati.
  • Avere la possibilità di intervenire e moderare le conversazioni online entrando in contatto diretto con i turisti.
  • Poter agire attivamente sulla propria visibilità online trasformando il turista fidelizzato in promotore del brand nonché co-creatore dell’immagine che la destinazione desidera veicolare.

Benefici non da poco se si considera che presuppongono un ribaltamento della prospettiva che ogni destinazione dovrebbe fare oggi per far evolvere la propria offerta: non mettere più sé stessa al centro ma, al contrario, mettersi in ascolto di quelli che sono i cambiamenti, le sfaccettature e i bisogni nascenti che caratterizzano sempre di più il lato della domanda.

L’intervento dell’8 febbraio è poi entrato nel vivo della questione con la presentazione dell’Analisi della Reputazione della destinazione di Cavallino con il confronto 2017/2018.

Quali sono gli strumenti che hanno permesso di effettuare questo genere di analisi?

La presentazione ha posto l’accento innanzitutto sulla tecnologia ReviewPro, piattaforma che, attraverso soluzioni cloud-based, permette di decifrare al meglio le performance inerenti alla reputazione online, e di individuare le eccellenze e le mancanze dal lato dei servizi e della gestione operativa. Questo strumento è una vera e propria tecnologia semantica che analizza gli UGC di tipo testuale e ne permette la classificazione in tre categorie: negativa, neutra e positiva.

Si è inoltre applicato il metodo DORM (Destination Online Reputation Model), che permette di comprendere a fondo quale parte rivestano i contenuti generati dagli utenti/turisti e di estrapolare gli aspetti che hanno un peso maggiore in un processo decisionale.

Grazie al metodo DORM, è possibile creare una mappa che permette di classificare gli UGC turistici online, per una destinazione diventa quindi possibile individuare:

  • le dimensioni dei contenuti online relativi ad una località turistica.
  • identificare gli elementi che per i viaggiatori sono più rilevanti nel momento in cui iniziano a ricercare informazioni
  • individuare quali aspetti delle conversazioni online influenzano la scelta della destinazione.

Per Cavallino il numero degli UGC è cresciuto ancora rispetto al 2017ecco i dati nel grafico qui di seguito:

Questa crescita è visibile non solo per Cavallino ma anche per altre destinazioni da noi supportate, di qui nasce il bisogno per le località turistiche di rimanere aggiornate, di acquisire gli strumenti necessari a conoscere e monitorare queste sorgenti.

Questa formazione, in virtù della natura trasversale del settore turistico, deve essere organizzata, come nel caso di Cavallino e il Patentino dell’Ospitalità, in modo da abbracciare tutti gli attori che vivono e operano sul posto.

Solo così la destinazione sarà preparata a gestire le recensioni create da turisti soddisfatti e insoddisfatti, pronta dunque ad affrontare una realtà in cui i canali e le modalità attraverso le quali il visitatore si esprime sono decisamente cambiati e sono tutt’ora in continuo mutamento. Scopri altri servizi e prodotti da noi messi in campo a supporto delle destinazioni: Analisi predittive a supporto del marketing di destinazione

Federalberghi Veneto guarda al futuro con le analisi predittive

Gli operatori che si trovano a gestire una destinazione turistica, Consorzi, DMO o Associazioni di categoria, devono ricordare due regole d’oro:

Il turista non inizia ad essere tale quando arriva nella destinazione.

Il turista non smette di essere tale quando la sua vacanza si è conclusa.

Nel tempo in cui si svolge la vacanza sarà facile comprendere le sue preferenze, tuttavia, capirle in questa fase è già troppo tardi, come si può essere certi di avere le risposte necessarie a soddisfare delle esigenze che non ci si è preoccupati di prevedere?

In questo senso le analisi predittive, strumento già proposto alle destinazioni da noi supportate, è uno dei più importanti per gli operatori di una destinazione, infatti, permettono di monitorare le preferenze del turista nel momento in cui le sta manifestando attraverso una ricerca di informazioni o un tentativo di prenotazione. Ma quanti albergatori e operatori turistici del nostro territorio comprendono la potenzialità di questo strumento?

Per rispondere a questa domanda abbiamo deciso di parlarne con il Presidente di Federalberghi Veneto, Marco Michielli.

In base alla sua profonda conoscenza del mondo dell’ospitalità veneta, ci può dare la sua visione in merito alle tecnologie digitali applicate al turismo e, in particolare, la sua opinione in merito all’utilizzo delle analisi predittive?

‘’ Il nostro settore è l’unico in Italia che ancora viaggia con criteri da anni 60’ anziché essersi calato pienamente nell’epoca della digitalizzazione, è quindi fondamentale per il nostro settore poter avere delle previsioni di quello che sarà l’andamento, nel caso delle spiagge della stagione e nel caso della città, l’andamento annuale complessivo.

Abbiamo quindi bisogno delle analisi predittive per avere la possibilità di correggere in corsa eventuali situazioni che dovessero verificarsi, per esempio, se uno dei paesi dal quale provengono i turisti che arrivano qui da noi dovesse avere un qualsiasi problema, lo si può scoprire tramite le tecnologie predittive. Solo così è possibile prendere delle misure di intervento nei confronti di quel paese o spostare l’attenzione su un altro paese per attirare un nuovo target.

L’utilità di queste tecnologie è che ci consentono di correggerci in tempo, non ex-post, fino ad ora siamo stati abituati a chiederci ‘com’è andata la stagione?’ e a notare, solo con il senno di poi, se c’è stato o meno un calo in un determinato periodo. Con le analisi predittive noi possiamo sapere che ci potrebbe essere un potenziale calo in sei mesi, per esempio, e questo ci consente di adoperarci per cercar di evitarlo. Questa è decisamente la sfida più importante che abbiamo di fronte oggi’’.

Per accedere a queste tipologie di analisi oggi si ha l’opportunità di rivolgersi ad un Osservatorio di Destinazione Localizzato come il nostro, secondo lei, il fatto che albergatori e operatori qui in Italia si trovino ancora in uno stato di arretratezza da questo punto di vista, è un problema di mancata fiducia data allo strumento?

‘’Il problema non è la fiducia, quanto piuttosto poter portare dei dati al singolo albergatore che gli consentano di riconoscerne l’utilità. Grazie ad un Osservatorio di Destinazione, questi dati si possono avere e interpretare e se un albergatore riconosce l’importanza dello strumento, di sicuro lo utilizza. Non c’è una resistenza di carattere ideologico agli strumenti nuovi, c’è piuttosto una necessità di conoscere questi strumenti e di adeguarsi ad essi, ma perché questo avvenga devono essere presentati, spiegati, ne va compresa la potenzialità. A meno che una persona non sia curiosa o fanatica dell’elettronica, difficilmente si adeguerà ad uno strumento di cui non percepisce la potenzialità.’’

Si tratta quindi di un problema di disinformazione, mancata formazione e aggiornamento da parte degli operatori turistici sul territorio?

‘’È una carenza di conoscenza degli strumenti messi a disposizione, tuttavia c’è una giustificazione, la maggior parte degli operatori è ‘nata con la matita in mano’, poi ci siamo evoluti con le nuove tecnologie, a partire dal computer per arrivare alle piattaforme di intermediazione, ed è oggi una fatica stare ‘up to date’. È anche difficile capire quali di queste tecnologie siano convenienti in termini di tempo o in realtà ne facciano perdere ancora di più. Pensi anche solo alle app che sono una cosa meravigliosa, ma quando ci si trova a dover scegliere fra milioni di possibilità è facile andare in confusione e lasciar perdere. Alcuni Best Player già le usano le analisi predittive, c’è quindi il bisogno di diffonderne la conoscenza e che vengano presentate in modo che ogni singolo albergatore e operatore turistico ne comprenda l’utilità.’’

Riagganciandomi a quello che lei ha appena detto riguardo all’utilizzo delle analisi predittive da parte dei Best Player, il modo in cui vengono adoperate può definirsi passivo, e cioè, si guardano i numeri e i dati e poi si mettono da parte senza far seguire nessuna azione concreta, oppure attivo, usando le conoscenze acquisite come base per delle azioni e dei cambiamenti dal lato dell’offerta finalizzati ad andare incontro alle esigenze dei turisti?

‘’Non è un utilizzo passivo, dalle mie conoscenze mi sento di affermare che coloro che accedono già a questi dati tendono a usarli molto bene, in maniera attiva, ciò che mi preme è far sì che vengano utilizzati anche da chi non li conosce ancora. Ce ne facciamo ben poco della conoscenza di questi strumenti riservata ai migliori tra di noi, oltre a raggiungere i Best Player, questa cultura deve essere resa accessibile a tutti o per lo meno alla maggior parte degli operatori coinvolti nel nostro settore!’’

Anche se, come lei ha detto, non c’è una resistenza di tipo ideologico, ci può essere la tendenza da parte degli operatori del territorio, a dare per scontato di conoscere già bene il proprio target e quindi a sottovalutare sia la potenzialità di questi strumenti, che la possibilità che avvengano dei cambiamenti molto veloci dal lato della domanda?

‘’Molti albergatori e operatori, specialmente chi è nel settore da tanti anni, è chiaramente spaventato dalla velocità del cambiamento! Guardando la mia stessa esperienza personale: io sono sempre stato un grande appassionato di tecnologia, nonché uno dei primi ad implementare i sistemi operativi nei contesti aziendali in cui mi sono trovato ad operare, tuttavia, se anni fa investendo del tempo nell’apprendimento di una data tecnologia potevo essere sicuro che il mio aggiornamento mi garantisse un rendimento per i successivi 15 o 20 anni, oggi non si parla più di anni ma di mesi, una volta imparata una nuova procedura, dopo qualche mese esce già qualcosa di nuovo.

C’è chi in questa situazione decide di arrendersi e di chiamarsi fuori dai giochi abbandonando la propria attività, e chi invece cerca uno strumento serio che non comporti una grossa perdita di tempo nell’apprendimento. Una grande azienda può ovviamente incaricare una risorsa interna di imparare come si usa una nuova tecnologia, e ritrovarsi un report dettagliato sulla scrivania in pochi giorni, ma per un piccolo imprenditore che è costretto ogni volta ad aggiornarsi, l’ostacolo da superare è sicuramente più grande.

Questo metodo ‘kaizen’ che ti richiede di essere sempre ‘sul pezzo’ è sproporzionato rispetto al ruolo della piccola azienda, che fa bene a compiere degli sforzi per aggiornarsi, ma è necessario trovare un modo per rendere queste conoscenze accessibili in maniera più semplice.

D’ altra parte non si può restare nell’ignoranza, che è da sempre la peggior nemica dell’imprenditoria e l’ignoranza tecnica riguardo ad un determinato strumento, il non sapere che c’è e il non conoscere le sue potenzialità, porta di conseguenza al mancato utilizzo.’’

Quindi si può affermare che, a fronte di una difficoltà da parte di operatori e albergatori a ‘rimanere sul pezzo’ dal punto di vista tecnologico, decidere di chiedere un supporto presso un Osservatorio di Destinazione possa essere considerato un ottimo investimento per il futuro?

‘’Ha toccato il punto cruciale! Esistono già delle destinazioni, in cui gli operatori godono del supporto di associazioni e agenzie che mettono a disposizione periodicamente dei report che forniscono dei dati utilissimi sulle caratteristiche del target, il periodo più richiesto, ecc. Si tratta di dati accessibili e interpretabili in tempo reale, di conseguenza credo che la soluzione sia proprio questa: albergatori e operatori devono lavorare insieme ad associazioni e Osservatori di Destinazione per avere un supporto concreto nell’utilizzo delle analisi predittive e altre nuove tecnologie.’’

Come evidenziato dal Presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli, l’operatore turistico, attraverso le analisi predittive, ha l’opportunità di passare da una prospettiva di valutazione ex-post che lo portava a prendere delle decisioni in base alla domanda ‘com’è il bilancio stagionale /annuale?’’, ad una prospettiva di previsione che lo porterà a porsi le seguenti domande:

chi mi sta cercando? Quando mi sta cercando? Cosa sta cercando? Sono in grado di agganciare le sue preferenze con delle offerte già consultabili e prenotabili nel periodo in cui il turista sta manifestando il suo interesse verso la mia destinazione?

Per gli operatori delle destinazioni che cercano supporto nel nostro Osservatorio di Destinazione per costruire le proprie strategie di destination marketing è possibile rispondere a queste domande in qualsiasi periodo dell’anno.

Se vuoi conoscere nel dettaglio le tipologie di informazioni che è possibile ricavare dalle analisi predittive leggi l’articolo: Cosa cercano i turisti per l’estate 2019?

Cosa cercano i turisti per l’estate 2019?

In queste prime settimane dell’anno, il nostro Osservatorio di Destinazione Localizzato Time2marketing, rende già disponibili le analisi predittive per la stagione estiva 2019 alle destinazioni delle coste venete annoverate tra le prime a livello nazionale per presenze turistiche (Cavallino-Treporti, Jesolo, Caorle e Bibione).

La maggior parte delle ricerche effettuate per queste destinazioni vedono come protagonista indiscusso il target delle famiglie (il 60% sul totale), in prevalenza si tratta del segmento di mercato tedesco, seguito poi da quello italiano e austriaco.

Quali sono le strutture ricettive più ricercate dai turisti che si interessano alle località delle coste venete in questo periodo dell’anno? Il più della metà cerca appartamenti e per il momento l’interesse verso le esperienze di vacanza (attrazioni, parchi e pacchetti esperienze) è ancora debole.

Tuttavia, le analisi predittive sono in grado di far luce anche sul periodo di soggiorno preferito, sulla consistenza dei nuclei familiari e, grazie ad una ulteriore e approfondita segmentazione dei risultati di ricerca sulla base dei filtri utilizzati, è possibile conoscere sia la fascia di prezzo favorita, che i servizi sui quali i potenziali turisti si stanno concentrando.

Per queste destinazioni che attraggono maggiormente un turismo di tipo balneare, i periodi preferiti sembrano essere le settimane vicine alla Pentecoste (8/22 giugno), i giorni compresi fra la metà di luglio e l’inizio di agosto e, infine, le settimane centrali del mese di agosto.



La maggior parte dei nuclei familiari interessati viaggeranno con 2 figli, la fascia di prezzo più ricercata va dai 50 ai 100 euro al giorno, mostrano quindi un’attenzione verso soluzioni economicamente vantaggiose. Tra i servizi più richiesti emergono quelli legati alla climatizzazione e ad altre caratteristiche degli alloggi, come ad esempio la presenza della piscina e la vicinanza al mare.

Questa panoramica non è d’aiuto solo alle destinazioni interessate per la natura specifica dei dati che mette in luce, è altresì utile ad operatori turistici di qualsiasi destinazione per avere un’idea delle diverse tipologie di informazioni che lo strumento delle analisi predittive è capace di fornire, da questa particolare analisi emergono ben 4 categorie di dati:

  1. il target: consistenza, tipologia, la consistenza dei nuclei famigliari
  2. Le strutture ricettive preferite
  3. Il periodo di soggiorno maggiormente ricercato
  4. La fascia di prezzo favorita
  5. I servizi più richiesti

Oltre a fare luce sui desideri e le caratteristiche dei target che si interessano ad una destinazione, le analisi predittive possono valutare quanto la stessa sia in grado di consentire al turista di trovare le informazioni che cerca e di prenotare già adesso.

In questo senso i dati rilevati sono davvero preziosi per le destinazioni prese in esame, che hanno la possibilità di vedere come una parte di queste ricerche non abbia fornito alcun risultato e di notare che, la maggioranza dei turisti che stanno raccogliendo informazioni per una vacanza 2019, visitano il sito per fare delle ricerche specifiche per la struttura in cui vogliono alloggiare e sono quindi fortemente orientati verso la prenotazione già in questo periodo dell’anno.

Si può quindi affermare che le analisi predittive non siano utili solamente per conoscere meglio il target che si interessa ad una destinazione e le sue preferenze, ma anche per aiutarla ad individuare i propri lati deboli e a trovare una motivazione concreta per migliorare i propri servizi turistici digitali e offline, con l’obiettivo di ottimizzare il tasso di conversione (CRO) e rendersi maggiormente competitiva sul mercato.

Se vuoi conoscere altri strumenti che ti permettono di ottenere dati utili per una destinazione leggi anche:
Destination Data Analytics: quali sono i dati di valore per una destinazione?

Le fiere servono ancora per promuovere una Destinazione e quali strumenti utilizzare?

In un settore come quello della promozione turistica dove a far da padroni sono ormai gli strumenti digitali, ha ancora senso per una destinazione pianificare la propria presenza nelle fiere di settore?

Dalla nostra esperienza abbiamo appreso che, tra i mezzi di comunicazione e diffusione del prodotto turistico e delle destinazioni, le fiere si confermano come uno degli strumenti più importanti del settore. Ogni anno attirano un grande numero di visitatori, per questo è interessante capire come le destinazioni scelgano le fiere internazionali a cui partecipare.

Si potrebbe pensare che nell’era della trasformazione digitale questo canale offline stia perdendo la sua importanza, invece le fiere sono indispensabili per potersi distinguere nell’immenso mare di informazioni e input nel quale siamo immersi ogni giorno e che a volte ha come risultato quello di creare un senso di confusione e disorientamento

Attraverso questa esperienza sul campo, territori e imprese si fanno conoscere al pubblico in maniera più autentica, e non solo, colgono altresì l’opportunità di avere una visione reale, oculata e aggiornata del mercato nel quale galleggiano, organismo in continua evoluzione e trasformazione, prendono inoltre consapevolezza dei punti di vantaggio o svantaggio verso i propri concorrenti e creano relazioni fondamentali che arricchiscono le proprie partnership e generano rete.

Come avviene la selezione delle fiere internazionali da parte delle destinazioni?

La risposta a questo quesito ci fa entrare nell’aspetto più strategico del supporto alle destinazioni e in particolar modo nell’ambito della CRM.

Attraverso un intenso lavoro sulla relazione con la clientela, abbiamo individuato un target selezionato di potenziali visitatori che andranno a incontrare i referenti delle destinazioni direttamente in sede di fiera.

Quali sono gli strumenti di supporto alle destinazioni per selezionare le fiere internazionali più adatte?

Innanzitutto, in un lavoro di supporto alle destinazioni, non si devono trascurare i 4 momenti fondamentali che caratterizzano la relazione tra il cliente e la destinazione:

  1. Il momento in cui in cui il visitatore crea nella sua mente l’immagine di vacanza che lo porterà verso la fase decisionale.
  2. Il momento direttamente successivo alla decisione, fase molto delicata nella quale il turista si è appena ‘impegnato’ e si sta chiedendo se ha fatto bene oppure no.
  3. L’esperienza di vacanza.
  4. La fase immediatamente successiva al termine della vacanza, quando il viaggiatore ritorna a casa e inizia a tirare le fila di ciò che ha vissuto, a dare valutazioni, a condividere in modo massiccio quella che è stata la sua avventura con amici e parenti, sia direttamente che sui social media.

Monitorando queste “tracce” attraverso la gestione delle prenotazioni, dei social network e mediante questionari, siamo in grado di individuare suggerimenti, impressioni e preferenze dei visitatori in merito alle proprie vacanze.

Di questi 4 momenti chiave si tende a dare molto peso all’esperienza diretta di vacanza e si sottovalutano spesso le altre tre fasi che risultano invece fondamentali, è proprio in quei frangenti che il visitatore inizia a cercare e a chiedere informazioni, ad effettuare prenotazioni e ad utilizzare diversi canali online e offline in cui lascia traccia di sé, delle sue impressioni e delle sue preferenze.

 È necessario quindi avere un’idea chiara di quella che è stata l’immagine di partenza che ha spinto il visitatore a quella scelta e, in seguito, accompagnarlo ben oltre la fine dell’esperienza, verificandone la riuscita e facendo le domande giuste per poter cogliere spunti di riflessione e miglioramento.

Se siete ancora convinti che la vacanza del vostro visitatore finisca con il check-out vi state sbagliando di grosso, la customer satisfaction è possibile da rilevare solo tenendo conto del fatto che il viaggiatore continua a restare tale anche una volta rientrato a casa.

Una volta identificato il target con le sue caratteristiche socio-demografiche e le sue preferenze, allora è possibile pianificare delle strategie di CRM volte a determinare verso quale nazioni rivolgersi, con l’obiettivo di scegliere dei canali offline in cui la destinazione si renderà presente e, questa presenza, sarà solo uno dei tasselli che andranno a comporre un piano di strategico più ampio interamente volto a promuovere la destinazione.

Si tratta di opportunità di incontro necessarie al mantenimento di una relazione destinazione-visitatore, la quale può ‘moltiplicarsi’ e diventare un primo passo per la costruzione di una rete di contatti con una clientela potenziale ben selezionata.

Le fiere in questo senso costituiscono un terreno fertile in cui questi incontri possono avvenire portando un enorme vantaggio alle destinazioni.

Grazie a questo lavoro di analisi, ogni anno riusciamo a dare un supporto strategico alle destinazioni nella scelta delle fiere migliori per la promozione del terrirorio delle sue eccellenze e dei suoi servizi quali esperienze e accoglienza.

Nel 2019, oltre ad alcuni eventi italiani, sono stati selezionati, per le destinazioni da noi supportate i seguenti eventi fieristici:

  • Ferien a Vienna (10 -13 gennaio 2019)
  • CMT a Stoccarda (12 -20 gennaio 2019)
  • Reisen ad Amburgo (6-10 febbraio 2019)
  • MTT a Wroclaw (1-3 marzo 2019)
  • ITB a Berlino (6-10 marzo 2019)
  • E Freizeit a Norimberga (27 febbraio – 3 marzo 2019

I target profilati per interesse e geolocalizzati vengono informati e invitati a partecipare attraverso campagne social media geolocalizzate che propongono talvolta, in associazione all’evento, particolari agevolazioni e promozioni per coloro che decideranno di parteciparvi. A supporto della presenza in fiera vengono adottate strategie multicanale, attività di remarketing su aste profilate, azioni di e-mail marketing, anch’esse geolocalizzate e display Adv.

Nicola Grassetto, Founder & C.E.O. di Time2marketing commenta: <… le tecniche e le strategie di promozione multicanale si fanno ogni giorno sempre più elaborate e performanti e nel nostro caso, avendo a disposizione una base dati molto ampia lavoriamo molto con tecniche atte a stimolare la “domanda latente” del target definito e nel caso dei frequentatori di queste fiere la cosa risulta molto performante….>

Qual è il vantaggio per il cliente e per il potenziale cliente?

In questo ambiente fecondo i visitatori possono avere un assaggio di quelle che sono le doti aziendali di un’impresa attraverso un contatto diretto e personale, possono sperimentare cosa vuol dire interagire con una determinata realtà territoriale e aziendale prima ancora di diventare ‘customer’ a tutti gli effetti o aggiornarsi e raccogliere informazioni importanti se hanno già trascorso le loro vacanze presso la destinazione.

Possono valutare il modo in cui essa si presenta senza il filtro di un sito internet o di un social media e gli espositori, dal loro canto, si rendono visibili e avvicinabili ad una clientela sia fidelizzata che potenziale.

Da questo punto di vista il settore fieristico sta diventando sempre più organizzato: si fanno strada infatti le possibilità per espositori e visitatori di identificarsi vicendevolmente ancor prima dell’inizio della fiera, attraverso i social media o canali specifici indicati dagli organizzatori stessi.

Possono essere installati dei Floorplan che vanno a sostituire i tabelloni cartacei con il percorso della fiera, questa nuova tecnologia è interattiva e consente al visitatore di richiedere informazioni specifiche in base al percorso che desidera fare durante la propria visita.

Inoltre le fiere sono sempre più attrezzate per attirare un visitatore che non è più spettatore alla ricerca di una dimensione contemplativa, ma piuttosto interessato a vivere un’esperienza concreta o a diventare, in alcuni casi, co-creatore della stessa e ad avere, già a km di distanza, un assaggio di ciò che la destinazione può offrirgli.

Le nuove tecnologie applicate in ambito fieristico potrebbero diventare davvero importanti nella promozione di una destinazione.

Oltre ai più classici eventi e workshop, si fanno strada i Creative Displays e si possono utilizzare dispositivi VR che catapultano chi li utilizza in un’esperienza virtuale della destinazione.

Con la partecipazione ad un evento fieristico il visitatore può quindi diventare più consapevole delle scelte operate dalla destinazione e del suo modo di presentarsi al pubblico in un contesto offline, inoltre, con l’opportunità di verificare la presenza dei servizi di suo interesse e di scoprire le ultime novità su ciò che un determinato territorio ha da offrire, egli potrà già iniziare a progettare la prossima vacanza.

Oltre a guidare la destinazione nella scelta dei canali  di promozione offline, le offriamo un supporto anche nella costruzione di una propria strategia di marketing digitale, scopri come in Analisi predittive a supporto del marketing di destinazione

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